Quando si parla di ego nello yoga, si incontra spesso l’idea di lasciarlo andare, di non lasciarsi guidare dall’ego o persino di superarlo.
Ma che cosa significa davvero? L’ego è necessariamente qualcosa di negativo? E che rapporto ha con il concetto di Ahaṃkāra nella filosofia yoga?
Dietro una parola apparentemente semplice si trova un tema molto più ampio: il modo in cui costruiamo l’idea di chi siamo e finiamo per identificarci con essa.

Che cos’è Ahaṃkāra?

Il termine sanscrito ahaṃkāra è formato da aham, “io”, e kāra, legato all’idea di fare, creare o produrre. Può essere quindi inteso come il principio che costruisce il senso dell’“io”.

Nelle tradizioni filosofiche indiane il termine assume significati specifici a seconda della scuola. In generale, ahaṃkāra è legato al modo in cui l’esperienza viene riferita a un soggetto: io penso, io sento, io faccio.

Tradurre ahaṃkāra semplicemente con “ego” può essere utile per avvicinarsi al concetto, ma i due termini non coincidono perfettamente.

Donna seduta davanti allo specchio durante la pratica yoga, immagine simbolica dell’ego e di Ahaṃkāra

Nel linguaggio comune, infatti, la parola “ego” richiama spesso orgoglio, vanità o bisogno di affermazione.

Ahaṃkāra riguarda invece qualcosa di più profondo: la costruzione del senso dell’io e l’identificazione con esso.

Quando l’“io” diventa ciò che siamo

Dire “io” è parte della nostra esperienza quotidiana. Abbiamo un nome, una storia, ruoli, relazioni, capacità e preferenze attraverso cui ci riconosciamo e ci presentiamo agli altri.
Il punto non è cancellare tutto questo. La difficoltà nasce quando ci identifichiamo completamente con ciò che pensiamo, sentiamo, facciamo o rappresentiamo, come se questi aspetti definissero interamente ciò che siamo.
“Devo riuscire”, “devo dimostrare quanto valgo”, “devo essere riconosciuto”, “non sono abbastanza”: il senso dell’io può legarsi ai risultati, al giudizio degli altri e all’immagine che abbiamo costruito di noi stessi.

L’ego deve essere eliminato?

Quando si parla di yoga, capita di incontrare espressioni come “eliminare l’ego”, “annullare l’ego” o “liberarsi dell’ego”. Ma queste formule possono essere fuorvianti.

Nella vita quotidiana abbiamo bisogno di un senso di identità: ci permette di riconoscerci, prendere decisioni, comunicare e muoverci nel mondo.

La questione non è quindi cancellare l’“io”, ma osservare quanto rigidamente ci identifichiamo con l’immagine che abbiamo costruito di noi stessi.

Possiamo identificarci con ciò che sappiamo fare, con il nostro ruolo, con i risultati raggiunti, con ciò che possediamo o con il modo in cui desideriamo essere percepiti dagli altri. Quando qualcosa mette in discussione questa immagine, possono emergere bisogno di difenderci, confronto, ricerca di approvazione o paura di non essere abbastanza.

Osservare l’ego non significa combatterlo. Significa iniziare a riconoscere questi meccanismi mentre accadono, senza considerarli necessariamente come tutto ciò che siamo.

Quando parla l’ego?

L’ego non si manifesta soltanto attraverso l’orgoglio o il desiderio di apparire. Spesso emerge in situazioni molto più comuni: quando sentiamo il bisogno di avere ragione, essere riconosciuti, dimostrare il nostro valore o confrontarci continuamente con gli altri.

Può comparire anche quando una critica ci mette sulla difensiva, quando un risultato non corrisponde alle nostre aspettative o quando il successo di qualcun altro ci porta a mettere in discussione il nostro valore.

In questi momenti tendiamo a proteggere l’immagine che abbiamo costruito di noi stessi. Non si tratta necessariamente di eliminare queste reazioni, ma di accorgerci che stanno avvenendo.

Osservarle crea uno spazio tra ciò che accade e la nostra risposta: possiamo riconoscere un pensiero, un’emozione o il bisogno di approvazione senza identificarci completamente con essi.

L’ego sale anche sul tappetino

Il tappetino può diventare un luogo interessante in cui osservare questi meccanismi. Anche durante una pratica yoga possiamo confrontarci con gli altri, voler raggiungere una posizione più avanzata o considerare la riuscita di un’asana come una misura delle nostre capacità.

Possiamo insistere per arrivare più lontano, rifiutare una variante perché ci sembra “troppo facile” oppure sentirci soddisfatti perché la nostra posizione assomiglia più di quella degli altri all’immagine che abbiamo in mente.

In questo modo l’attenzione si sposta progressivamente da come stiamo vivendo la posizione a come appare la posizione.

La pratica può invece offrirci l’occasione di osservare cosa accade quando il corpo pone un limite, quando una posizione oggi non riesce come vorremmo o quando scegliamo consapevolmente una variante più adatta. Imparare ad adattare la pratica alle proprie possibilità significa anche abbandonare l’idea che esista una forma perfetta da raggiungere. Se questo tema ti interessa, puoi approfondire anche Yoga per Principianti.

La forma dell’asana smette così di essere qualcosa da dimostrare e torna a essere uno spazio di ascolto.

Osservare senza identificarsi

Accorgersi dell’ego non significa doverlo combattere. Possiamo riconoscere un pensiero, una reazione o il desiderio di essere approvati senza lasciare che definiscano interamente ciò che siamo.

La pratica dello yoga può diventare anche questo: uno spazio in cui osservare ciò che emerge con maggiore consapevolezza, senza doverlo immediatamente giudicare o cambiare.

Forse, allora, la domanda non è tanto “come faccio a eliminare il mio ego?”, ma:

Chi sono quando smetto di dover dimostrare chi sono?

IN CHIARO

Ahaṃkāra è un concetto della filosofia indiana legato alla costruzione del senso dell’“io”. Tradurlo semplicemente con “ego” può aiutarci ad avvicinarci al concetto, ma non ne esaurisce il significato.

Il punto non è necessariamente eliminare l’ego, ma riconoscere quando ci identifichiamo troppo rigidamente con l’immagine che abbiamo di noi stessi.

Anche sul tappetino possiamo osservare il bisogno di riuscire, confrontarci o dimostrare. Accorgercene può trasformare la pratica in uno spazio di ascolto e consapevolezza.

Per scoprire altri significati, tradizioni e curiosità, esplora la sezione Conoscere lo Yoga.

Questo articolo ha finalità informative e divulgative. Nel corso del tempo, termini e tradizioni dello yoga hanno assunto interpretazioni diverse a seconda del contesto storico, culturale e della scuola di riferimento.